La chiesa e l'arte
Il 7 maggio, giorno dell'Ascensione, il Santo Padre ha celebrato la messa nella Cappella Sistina per l'Unione nazionale italiana "Messa degli artisti". Segue l'omelia pronunciata dopo il Vangelo.
Cari signori e figli ancor più cari. Prima di questo breve incontro Ci preme innanzitutto, di liberare la vostra anima da una certa apprensione, da una sorta di preoccupazione che può facilmente cogliere colui che si trova nella Cappella Sistina in un'occasione come questa. Forse non è luogo questo che ispiri innanzitutto la riflessione, una certa paura e timidezza e...? i sentimenti dell'anima
Ebbene, siete proprio voi, artisti, che dovete essere i primi a scacciare dalla vostra anima l'apprensione istintiva che si prova entrando in questo cenacolo della storia dell'arte, della religione, dei destini umani, dei ricordi, dei presagi. Perché? Ma perché è proprio qui, più che altrove, che si realizza un santuario per gli artisti, un santuario di artisti. Inoltre, in questo momento, lasciate che le vostre anime siano conquistate dal grande impeto di emozioni, di ricordi, di esaltazione che un tempio come questo può ispirare. Ci potrebbe anche essere un'altra preoccupazione, una sorta di timidezza paralizzante che proviene non tanto dalla Nostra umile persona, quanto dalla Nostra presenza ufficiale, dal Nostro ministero pontificale, sicuramente voi penserete: il Papa è qui! Sono mai venuti gli artisti dal Papa? Questa è forse la prima volta. Nel corso dei secoli essi sono venuti, sono sempre stati in relazione col Capo della Chiesa cattolica, ma erano dei contatti differenti. Si potrebbe dire che si è perduto il filo di questa relazione, di questo rapporto. Ed ecco che in questo momento voi siete qui, riuniti da una cerimonia religiosa organizzata espressamente per voi. Voi siete qui presenti non come coloro che restano tra le quinte, ma come coloro che apertamente si presentano per una conversazione spirituale, per una sacra celebrazione. Ed è assolutamente naturale per colui che sente e comprende che c'è una certa venerazione, un certo rispetto, un certo desiderio di comprendere in silenzio. Ebbene, è questa "impressionabilità" che Noi vorremmo dissipare se, in questo momento questa dovesse impedirvi di esprimere liberamente i vostri sentimenti interiori; poiché se il Papa deve accogliere tutti perché è il Padre di tutti, perché il suo ministero si rivolge a tutti e perché ha una parola per tutti, egli riserva specialmente per voi questa parola ed egli è desideroso e felice di poterla esprimere oggi, perché il Papa è vostro amico.
La Chiesa ha bisogno degli artisti
E questo non solamente perche una tradizione di sontuosità, di mecenate, di grandezza e di fasto circondano il suo ministero, la sua autorità, i suoi rapporti con gli uomini, e perché egli (il Papa) ha bisogno di un contesto decorativo ed espressivo per dire a chi non lo sapesse che egli è in mezzo agli uomini, come il Cristo ha voluto che fosse; ma ancora egli è vostro amico per delle ragioni più intrinseche, che oggi ci occupano e interessano: in ragione del Nostro ministero che Ci spinge verso di voi. Dobbiamo usare forse quelle grandi parole che del resto già voi conoscete? Il Nostro ministero è di predicare, di rendere accessibile, comprensibile e addirittura commovente il mondo dello spirito, dell'invisibile, dell'ineffabile, di Dio. Ora, in quest'operazione, che traduce il mondo invisibile in formule accessibili, intelligibili, voi siete maestri. È il vostro mestiere, la vostra missione e la vostra arte consistono precisamente nel cogliere i tesori del cielo, dello spirito, nel rivestirli d'espressione, di colori, di forme, nel renderli accessibili, ma non come farebbe un professore di logica o di matematica, che rende comprensibile i tesori del mondo altrimenti inaccessibili alle facoltà cognitive dei sensi e alla nostra percezione immediata delle cose. Voi, infatti, avete quella prerogativa che, rendendo accessibile e comprensibile il mondo dello spirito, ne preserva il carattere ineffabile e trascendente, l'alone di mistero, quella necessita' di raggiungerlo nella levità e nel contempo nello sforzo. Noi diciamo che voi operate tutto questo, e coloro che se ne intendono chiamano tutto ciò "Einfuehlung", cioè sensibilità, capacita' di percepire attraverso il sentimento ciò che non è possibile comprendere né esprimere attraverso il ragionamento. Voi siete dunque maestri nella vostra arte, nella vostra capacita' di traduzione nell'ambito delle vostre conoscenze, conoscenze facili e attraenti, cioè sensibili, quelle che si possono percepire e acquisire attraverso la sola visione intuitiva. E se noi veniamo privati del vostro concorso, il nostro ministero diventa balbuziente, esitante, avrebbe bisogno di fare uno sforzo per divenire artistico e addirittura poetico. Per raggiungere la potenza dell'espressione lirica della bellezza intuitiva, nel nostro ministero bisognerebbe far coincidere il sacerdozio con l'arte. Ora se così fosse, le Nostre parole dovrebbero farsi gravi e solenni. Il luogo e forse anche il momento si presterebbero, ma non certo il tempo che Ci è accordato, né il programma che Noi abbiamo fissato per questo primo amichevole incontro. Chissà se non verrà il momento in cui Noi potremmo dilungarci sull'argomento. Ma il problema è il seguente: è necessario ristabilire l'amicizia tra la Chiesa e gli artisti. Non è che l'amicizia sia realmente interrotta. Questa manifestazione e già una conferma di questa amicizia. Inoltre ci sono tante altre manifestazioni che testimoniano una continuità, una fedeltà di rapporti, che testimoniano come quest'amicizia tra la Chiesa e gli artisti non si sia mai interrotta. Questo ugualmente perché la Chiesa ha bisogno di quest'amicizia. Potremmo dire e lo leggiamo nei vostri cuori, che voi siete alla ricerca di questo mondo dell'ineffabile e che voi trovate che la sua patria, il suo focolare, la sua meravigliosa sorgente risiede ancora nella fede, nella preghiera, nella religione.
Il rimprovero della Chiesa nei confronti degli artisti
Noi siamo sempre rimasti amici. Ma come spesso avviene tra genitori, tra amici, le Nostre relazioni si sono un po' viziate. Non abbiamo incrinato l'amicizia, semplicemente c'è stata una perdita di chiarezza. Mi permettete di parlarvi francamente? Voi Ci avete un po' abbandonati: vi siete allontanati per abbeverarvi ad altre sorgenti, cercando di esprimere altre cose, pur certo legittime, che pero' non sono più le Nostre. Avremmo delle altre osservazioni da fare, ma questa mattina non vogliamo nè tediarvi, nè mancarvi di cortesia. Voi sapete che noi percepiamo una certa ferita nel cuore quando vi vediamo portati verso espressioni artistiche che Ci offendono. Noi che siamo i tutori dell'umanità tutta intera, della definizione completa dell'uomo, della sua salute morale, della sua stabilità. Voi separate l'arte dalla vita, e allora... Ma c'è di più. Alle volte voi dimenticate i canoni fondamentali della vostra consacrazione all'espressione; noi non sappiamo che ciò che voi dite e sovente voi stessi non lo sapete, da cui un linguaggio di Babele, di confusione. E allora, dov'è l'arte? L'arte dovrebbe essere intuizione, leggerezza, serenità. Questa leggerezza, questa serenità voi non sempre la date e allora noi restiamo sorpresi, intimiditi, lontani.
Il mea culpa della Chiesa
Ma per essere coraggiosamente sinceri - accennando appena alla questione - riconosciamo che anche Noi vi abbiamo un po' contrariati. Vi abbiamo imposto come prima regola l'imitazione, a voi che siete sempre dei creatori vivaci, dalle mille idee e novità. Vi dicemmo: Noi abbiamo questo stile al quale bisogna che voi vi adattiate, abbiamo questa tradizione e bisogna che voi le siate fedeli, abbiamo questi maestri che bisogna seguire, abbiamo queste regole a cui voi non potete sottrarvi. Alle volte vi abbiamo imposto una cappa di piombo, bisognerà pur dirlo: perdonateci. E inoltre, vi abbiamo abbandonati. Non vi abbiamo spiegato le nostre cose; non vi abbiamo introdotto presso il nucleo dove i misteri di Dio fanno trasalire il cuore di gioia, di speranza, di ebbrezza. Non vi abbiamo avuto come discepoli, amici, interlocutori; è per questo che voi non ci avete conosciuti. E allora il linguaggio col quale avete parlato al nostro mondo è stato docile, certo, ma per cosi' dire, costretto, a disagio, incapace di trovare la propria libera espressione. È così che anche noi dal canto nostro siamo rimasti insoddisfatti di questa espressione artistica. Inoltre e andremo sino in fondo nel nostro mea culpa vi abbiamo offeso ricorrendo a dei falsi, all'oleografia, all'opera d'arte a buon mercato. Questo egualmente diciamolo a nostra discolpa perché non avevamo i mezzi per acquistare delle cose grandi, belle, nuove, degne d'essere ammirate, anche noi abbiamo preso in prestito dei percorsi alternativi che non hanno servito l'arte, la bellezza e ciò che e peggio per noi il culto di Dio.
Le condizioni di un accordo tra la Chiesa e gli artisti
Rifaremo dunque pace? Oggi stesso? Qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa sarà nuovamente amico degli artisti? Volete dei suggerimenti? Dei mezzi pratici? Ma per il momento lasciamoli e restiamo ai sentimenti. Dobbiamo ricostituire la nostra alleanza. Dobbiamo domandarvi di utilizzare tutte le possibilità che il Signore vi ha dato e dunque nell'ambito del carattere funzionale e di finalità che associano fraternamente l'arte al culto divino, noi dobbiamo lasciare esprimere liberamente il canto libero e potente del quale voi siete capaci. Quanti a voi, noi vi saremo riconoscenti d'interpretare ciò che avrete da esprimere, di venire ad attingere presso di noi il motivo, il tema e alle volte più che il tema, quel fluido segreto che si chiama ispirazione, grazia, carisma dell'arte. E se piacerà a Dio, noi ve lo daremo. Ma Noi vi diciamo che il momento presente non si presta ai lunghi discorsi e alle proclamazioni definitive. Nel frattempo, dal canto loro, il Papa e la Chiesa hanno già concluso un atto della nuova alleanza con l'artista. La Costituzione sulla Liturgia, che il II Concilio ecumenico del Vaticano ha elaborato e promulgato, contiene una pagina spero la conosciate che è precisamente il patto di riconciliazione e di rinascita dell'arte religiosa in seno alla Chiesa cattolica. Lo ripeto. Il nostro patto è firmato. Attendo che lo firmiate anche voi.
La Messa degli artisti
Per il momento dunque noi ci limiteremo a qualche semplice annotazione che pero' non vi dispiacerà. La prima è la seguente: Noi siamo contenti per questa messa degli artisti e ringraziamo Mgr. Francia, e tutti coloro che l'hanno seguito e che hanno adottato la sua formula. Abbiamo visto nascere quest'iniziativa, l'abbiamo vista accogliere dal nostro venerato predecessore, Papa Pio XII, che ha cominciato ad aprirle le strade e darle il diritto di essere ammessa nella vita ecclesiastica, nella preghiera della Chiesa. Siamo inoltre felici di tutto ciò che è stato fatto lungo questa strada, che non è l'unica ma che è bene seguire. Noi la benediciamo e la incoraggiamo. Vorremmo che voi poteste portare a tutti i vostri colleghi, imitatori e discepoli la Nostra benedizione per questa esperienza di vita religiosa artistica, che ha nuovamente mostrato che tra il prete e l'artista esiste una simpatia profonda e una possibilità d'intesa meravigliosa.
Necessità di una catechesi e di una preparazione artistica
La seconda cosa è ben nota, ma mi sembra che vada ricordata in quest'occasione. La parte artistica eseguita nel corso di una cerimonia religiosa sacra, come lo è ad esempio la messa, deve certo essere perfetta, autentica, generosa, deve veramente riempire e fare vibrare le anime che vi partecipano, e coloro che le circondano. Ha però bisogno di due cose: di una catechesi e di un'elaborazione. Non ci dilungheremo sulla questione dell'arte spontanea e improvvisata, come un'illuminazione celeste, o al contrario come dite voi di un'arte che richieda un apprendistato serio, duro, ascetico, lento, progressivo. Lo ripetiamo: se vogliamo dare un carattere d'autenticità e di pienezza ad un momento artistico religioso, alla messa, è necessaria una preparazione, una catechesi. In altri termini, deve andare di pari passo con l'insegnamento religioso. Non è permesso inventare una religione, bisogna sapere cosa avviene fra Dio e gli uomini. Bisogna sapere che Dio ha prescritto alcuni rapporti religiosi, che bisogna conoscere, per non essere ridicoli, per non balbettare o cadere in qualche aberrazione. Bisogna istruirsi e pensiamo che in questa Messa degli artisti, coloro che vogliono realmente mostrarsi come artisti non avranno delle difficoltà ad ammettere questa formazione sistematica, paziente, generosa, nutritiva. È necessaria inoltre un'elaborazione, una tecnica per fare le cose come si deve. E su questo vi lasciamo una parola: spetta a voi dire ciò che è necessario perché il carattere artistico da dare a questi momenti religiosi abbia tutta la propria ricchezza d'espressione, d'esecuzione, d'instrumentazione, e di novità.
La sincerità dell'arte religiosa.
Aggiungeremo infine che nè la catechesi nè l'elaborazione sono sufficienti. È necessaria quella caratteristica indispensabile del momento religioso che è la sincerità. Non si tratta più solamente dell'arte, ma della spiritualità. Bisogna rientrare in sè stessi, e dare al momento religioso, vissuto artisticamente, ciò che li' si esprime: una personalità, una voce che sale dal profondo dell'anima, una forma che non sia nè teatro nè pura esteriorità; è l'io che deve esprimersi nella sintesi più perfetta ed elaborata, se si vuole, ma anche la più gioiosa. È necessario che qui la religione sia realmente spirituale, e allora vi capiterà ciò che viene evocato oggi nella festa dell'Ascensione. Allorquando si rientra in sè stessi per trovare tutte le energie e salire verso il cielo, quel cielo dove Gesù si è rifugiato, ci si sente immensamente, infinitamente lontani. La trascendenza che fa così paura all'uomo moderno è veramente una cosa che lo supera infinitamente e colui che non sente questa distanza, non sente la vera religione. Colui che non sente questa superiorità di Dio, il suo carattere ineffabile, il suo mistero, non sente l'autenticità del fatto religioso. Ma colui che lo sente fa l'esperienza pressoché immediata che quel Dio lontano è già qua. "Tu non mi cercheresti se non mi avessi giù trovato" ha detto Pascal. Ed è ciò che si verifica costantemente nell'autentica vita spirituale del cristiano. Quando noi cerchiamo Cristo veramente la' dove egli è, nel cielo, noi vediamo il suo riflesso, lo sentiamo palpitare nella nostra anima. Il Dio trascendente è diventato in una certa maniera immanente, è divenuto l'amico interiore, il maestro spirituale. E la comunione con lui, che sembrava impossibile, quasi fosse necessario superare degli abissi infiniti, è già cominciata; il Signore entra in comunione nel modo che voi conoscete, attraverso la sua parola, attraverso la sua grazia, attraverso i suoi sacramenti, attraverso i tesori che la Chiesa dispensa alle anime fedeli. Cari artisti, non abbiamo che un'ultima parola da aggiungere: Arrivederci!