
63 - Mentre stiamo parlando, mi accorgo di una macchia sulla tonaca bianca del frate. Glielo faccio notare. Lui guarda, sorride e dice: «Beh, con un vestito bianco è normale. È bello ma si sporca facilmente. Il problema è rimanere puliti il più a lungo possibile, perché non possiamo cambiare tonaca tutti i giorni».
«Ma perché avete scelto il colore bianco? Non era meglio il marrone come i Cappuccini, ad esempio?»
«Il colore bianco l'abbiamo ereditato dal nostro fondatore San Norberto. Volendo unire servizio sacerdotale e povertà, ha scelto la lana per essere vestito come i poveri del secolo XII. Poi, con i lavaggi ripetuti, il colore è diventato sempre più chiaro. Per giustificarsi, propone ai canonici della sua epoca, vestiti sempre di nero, una spiegazione simbolica: lui e i suoi confratelli vestiranno di bianco, come gli angeli nella Risurrezione di Gesù, perché sono chiamati ad annunciare Cristo risorto».
«Allora siete come i domenicani?»
«Sarebbe meglio dire il contrario, perché San Domenico ha copiato molto dai Canonici Regolari Premonstratensi». (vedi la spiritualità)
«Mi sono un po' perso con tutti questi Ordini. Insomma non trovo differenza tra voi e i frati o i monaci, tranne il colore del vestito... quando non è sporco».
« È molto semplice, Francesco. Guarda laggiù, quel campo di fiori».
Volgo lo sguardo ad est e vedo un bel prato punteggiato di papaveri rossi e di altri fiori gialli e arancioni. Sembra un quadro impressionista di Monet.
«Dio ha piantato nel suo campo, che è la Chiesa, tanti fiori tutti diversi gli uni dagli altri. È proprio la diversità che crea la bellezza».
Fra Coso, guarda di nuovo il campo di fiori e prosegue: «Cercherò in poche parole di illustrarti la nostra specificità di Canonici Regolari. Sant'Agostino dice in un discorso: “Così il chierico si assume due impegni: la vita consacrata e il servizio clericale. La consacrazione riguarda la sua interiorità, mentre il servizio clericale glielo ha posto sulle spalle il Signore a vantaggio del suo popolo, più come peso che come onore“. E nella formula della nostra professione perpetua, diciamo: "Io, fra x, consegnando me stesso, mi offro alla chiesa di Sant'Antimo...". (offerens, trado meipsum Ecclesiae Sancti Anthimi). In queste due citazioni c'è il segreto per riconoscere i tre profumi che emana il fiore bianco della nostra veste. (vedi altri testi)

64 - Tutti i nuovi Ordini, tutte le riforme della Chiesa si sono ispirate all'esempio della prima Comunità di Gerusalemme. I primi cristiani, si legge negli Atti degli Apostoli, sotto la spinta dello Spirito Santo erano un cuore solo e un anima sola. Ecco l'ideale al quale tendiamo: il primo profumo! Sant'Agostino nella Regola ci ricorda che il motivo per cui siamo riuniti è che viviamo unanimi nella casa, e siamo un’anima sola e un cuor solo verso Dio.
Dunque se viviamo qui a Sant'Antimo è per cercare Dio non da soli, ma con altri fratelli. La vita comune fa parte del nostro Dna.
La vita comunitaria significa vivere insieme, mangiare insieme, pregare insieme, pensare insieme e per gli altri. È un antidoto all’individualismo del nostro secolo. Non vivo unicamente per me, ma per i miei confratelli. Quando uno si assenta per l'annuncio del Vangelo, l'accompagno con la mia preghiera.
Poi, la vita comune è vivere secondo il Vangelo. È scuola di carità, palestra di pazienza. È troppo facile, per esempio, criticare le difficoltà che incontrano gli sposi o le famiglie, per esempio, quando non si vive di persona cosa significa fare "famiglia". Ovviamente non è tutto facile. Si dice che: "vita communis, maxima paenitentia". È vero, ma questa penitenza è salutare perché ci obbliga a vincere noi stessi. Ci insegna che l'amore è dono e... perdono.
Vivere insieme è un arricchimento, soprattutto sul piano umano. I più anziani trasmettono la loro esperienza ai più giovani, che a loro volta portano il loro entusiasmo. Vivere con cinque, dieci confratelli, ti permette maggiore libertà. Infatti, se avverti il bisogno di fermare le tue attività, per un breve periodo, ad esempio, per studiare, allora un tuo confratello prenderà il tuo posto.
Ho notato che, spesso, i periodi di riforma della Chiesa sono segnati dalla ripresa della vita comune del clero. Anche oggi ci sono tentativi di questo genere in molte diocesi, non senza difficoltà e insuccessi. Eppure sono state comunità di sacerdoti e monaci che hanno evangelizzato l'Europa. Basta pensare ai monaci irlandesi, nel secolo VI.
«Perché questo?»
«È molto semplice, perché una comunità sacerdotale è un esempio vivo e concreto della comunione che Gesù ci chiede di vivere nel Vangelo. La gente lo intuisce subito».

65 - «Scusa, ma non vedo grandi diversità tra voi e i cistercensi che ho conosciuto tempo fa, perché anche loro vivono in comunità».
«La tua osservazione è giusta. Ma non mancano ancora due profumi?»
«È vero. Quali sono?»
«Ecco qua il secondo profumo. La nostra Comunità canonicale è inserita nella diocesi di Siena. Come sacerdoti o diaconi, apparteniamo a tutti gli effetti al "presbiterio", cioè al collegio dei sacerdoti. Chi di noi, infatti, ha un incarico pastorale percepisce mensilmente una retribuzione dall'Istituto per il sostentamento del clero di Siena. Il vescovo è nostro "padre" e noi, in un certo modo, siamo la sua "voce orante", in pratica siamo sacerdoti che preghiamo a nome suo e per i bisogni pastorali della diocesi. Partecipiamo agli incontri sacerdotali e portiamo la nostra esperienza di vita comunitaria e apostolica. Aiutiamo i sacerdoti delle parrocchie vicine, che fanno fatica da soli a rispondere a tutte le esigenze dei fedeli. Questo, i monaci cistercensi, non lo fanno!
66 - E poi, l'ultimo profumo è la cura animarum, cioè l'apostolato. Non siamo sacerdoti per noi stessi ma per portare Cristo agli altri. San Norberto, il nostro punto di riferimento, diceva che il sacerdote è colui che parla di Dio agli uomini e degli uomini a Dio. Quando abbiamo cominciato in questa valle nel 1980, c'era tutto da inventare. Non avevamo un programma d'evangelizzazione prestabilito. Abbiamo valutato la situazione locale e, con l'aiuto dello Spirito Santo, ci siamo incamminati in alcune direzioni. Questo è tipico delle famiglie dei Canonici Regolari: l'apostolato viene adattato alle esigenze del luogo dove vivono. Per esempio i Vittorini (canonici regolari ormai estinti) nati nel cuore della Parigi medievale hanno "inventato" l'università per l'insegnamento. Oppure, conosci il cane "sanbernardo" quello con la bottiglia di grappa attaccata al collo? Sono dei cani che i Canonici Regolari del San Bernardo (importante passo alpino) usavano per aiutare i pellegrini che valicavano le Alpi. Noi non abbiamo cani, ma alcuni gatti e tanti cristiani. Ora che scendiamo, vedrai più da vicino alcuni luoghi dove svolgiamo il nostro apostolato.
67 - Finita questa lunga ma ricca chiacchierata spirituale, scendiamo le ripide scale, che avevamo faticosamente salito, e ci incamminiamo nel deambulatorio superiore dove la luce, penetrando attraverso sette feritoie, conferisce a questo passaggio un’atmosfera particolare e suggestiva.
L’ultima stanza, prima di scendere attraverso la scala a chiocciola, è cieca e metteva in comunicazione il dormitorio dei monaci con la chiesa e il chiostro.