la riforma gregoriana

La riforma inizia ad essere recepita ai vertici della Chiesa quando, nel sinodo romano del 1059, convocato da Nicola II, il cardinale Ildebrando (†1085), futuro papa Gregorio VII, assieme al camaldolese, San Pier Damiani (†1072), tiene un discorso che verrà citato da moltissimi contemporanei e che costituirà la base di partenza di una vera e propria riforma del clero e della Chiesa tutta.
In questo discorso il futuro pontefice farà un elogio della vita comune sul modello della Chiesa apostolica sottolineando in particolare la rinuncia dei beni. Egli si scaglierà inoltre contro la regola canonicale di Acquisgrana rimproverandole di non avere tenuto in debita considerazione la povertà.
Il sinodo del 1059 deciderà, per la prima volta, di adottare la regola di Agostino in forma integrale, eliminando le aggiunte di Acquisgrana e gli altri testi patristici che la accompagnavano. Nel corso del sec. XI si abbandonerà anche l’ordo monasterii che accompagnava tradizionalmente la regola agostiniana, perché troppo giuridico e legato a usi propri dell’ambiente classico e africano, divenuti ormai anacronistici.
Vedrà la luce una nuova figura di canonico, definito “canonico regolare” contrapposta a quella dei vecchi canonici di Acquisgrana, definiti “canonici secolari”. A questi canonici la regola richiederà povertà e spogliazione assoluta, preghiera dei salmi nelle ore stabilite, canto, obbedienza, vita comune, silenzio, lettura a tavola.

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Pagina modificata il: Sabato, 22 ottobre 2005