È il vescovo Angelramo (791), successore di Crodegango di Metz, ad aiutarci nella definizione del termine clericus, strettamente connesso al concetto di eredità, sorte:
Il concilio di Clermont (535) conia invece il temine canonicus, distinto da clericus, per i chierici e laici che, iscritti nellelenco di una Chiesa particolare, ne osservavano il regolamento: vita e pasti in comune, stabilità, obbedienza al vescovo, recita corale della liturgia delle ore, godimento di un beneficio. Vi potevano quindi essere chierici non canonici e viceversa.
Per un canonico la stabilitas è limpegno di rimanere per tutta la vita in una determinata Chiesa risiedendovi stabilmente, salvo disposizioni dei superiori o necessità particolari della comunità ecclesiale. È paragonabile alla fedeltà coniugale: come gli sposi devono abitare insieme e stabilmente, così anche il canonico, sposo della Chiesa e della comunità ecclesiale, deve esserle fedele e vivere sempre con lei.
Quanto al termine ordo, esso designa un particolare stile di vita: un insieme organico di consuetudini religiose, quotidiane, liturgiche e ascetiche.
Già dai primi anni del II secolo, come abbiamo visto, si definisce un ordo monasticus che riceverà molto più tardi una regola vera e propria, mentre è solo nel IV secolo, che si inizia a parlare di ordo canonicus.
Dal VI all VIII secolo assistiamo ad una fioritura straordinaria della liturgia: la celebrazione eucaristica e il canto dei salmi nelle diverse ore della giornata diventano il centro della vita dei religiosi, e sono molto seguite dai cristiani. A Roma e Gerusalemme, attorno alle grandi basiliche, si radunano comunità di monaci per celebrare la liturgia del giorno e della notte, proprio come si faceva nei cenobi più solitari.
Anche il corpo sacerdotale inizia a prendersi cura della liturgia nelle Chiese maggiori. Sorgono così differenti tradizioni liturgiche con canti monodici di diverso genere, secondo la posizione geografica o lappartenenza della comunità monastica o presbiterale.
Contemporaneamente a ciò si attua una confusione tra la vita canonicale e quella monastica.
Da un lato il monachesimo, che in occidente va via via raggruppandosi sotto la regola di San Benedetto, assume la consuetudine di ricevere gli ordini sacri. È un cambiamento molto importante: la vita monastica esce dal laicato e diventa clericale, rivendicando la cura pastorale.
Daltro canto le comunità presbiterali si identificano sempre più nei monasteri adottando il loro spirito di separazione dal mondo. Il culmine di questa osmosi avviene attorno al 750, anno nel quale ormai solo la disappropriazione dei beni e poche altre norme di Ordine disciplinare distinguono lordo canonicus dallordo monasticus.
Il vero punto di forza dei monaci fu la regola Benedettina, molto apprezzata e ormai ben collaudata in tutto loccidente. I canonici non possedevano una regola propria e si affidavano a un insieme di tradizioni dei padri, nel quale la regola di SantAgostino figurava solo in parte, assieme a stralci di altre regole e consuetudini. In un tale quadro è comprensibile la tentazione di attingere alla regola dei monaci.
La vicenda ha una svolta quando, attorno al 755, il vescovo di Metz, Crodegango (766), riunisce i presbiteri dipendenti dalla sua cattedrale e, attingendo da Agostino, scrive per loro una regola apposita, che vuole essere alternativa alla regola di Benedetto.
I canonici di Metz dovevano vivere in comune, prendere i pasti insieme e celebrare coralmente la liturgia diurna e notturna. Ogni mattino, dopo la riunione chiamata Capitolo, coloro che erano preposti alle Chiese delle divese città e paesi vi si recavano per poi tornare alla sera. Crodegango insiste molto sullumiltà e introduce pratiche penitenziali comuni ai monaci: il servizio dei poveri, capitolo delle colpe e i digiuni.
La regola ebbe però un handicap che produrrà in breve tempo conseguenze molto negative: i canonici erano tenuti a mettere in comune tutte le offerte ricevute durante il loro ministero, potevano però mantenere i beni di famiglia e redigere un testamento. Questa iniziativa ebbe comunque un grande successo e la regola di Crodegango venne adottata da moltissime cattedrali e comunità di canonici dEuropa.