sant'agostino

Il compito di un vescovo, nei primi secoli dell’era cristiana, non doveva essere certo facile. Lo dimostra l’esperienza di Eusebio e di tanti altri “sorveglianti” che dovettero affrontare ogni sorta di vessazione fino, e non è un caso raro, all’effusione del sangue.
Le resistenze e le persecuzioni non erano solo esterne alla Chiesa: anche al suo interno si diffondevano errori dottrinali, comportamenti non in linea con il Vangelo e la sana tradizione apostolica. I vescovi, talora riuniti in concili per dare maggior autorità alle loro decisioni, dovevano contrastare e combattere tali errori con le armi della verità senza mai perdere la dolcezza della carità.

Da questo contesto emerge la figura del vescovo Agostino di Ippona (†430).
Agostino nasce nel 354 a Tagaste, piccola cittadina di montagna nell’odierna Algeria. Appartiene ad una famiglia patrizia di modesta estrazione. La madre Monica è una fervente cristiana mentre Patrizio, il padre pagano, conduce una vita dissoluta.
Compie i primi studi a Tagaste e nella vicina Madaura dimostrando un’intelligenza fuori del comune, ma è costretto ad interrompere per le difficoltà economiche della famiglia. Tornato a Tagaste trascorre un anno di ozio.
Morto il padre, con l’aiuto di Romaniano, un caro amico di famiglia, si reca a Cartagine per terminare gli studi. Qui inizia la relazione con una donna da cui, nel 372, Agostino avrà un figlio: Adeodato.
Nel 374, poco più che ventenne, è professore di grammatica a Tagaste e di eloquenza a Cartagine. Nel corso degli studi legge l’Ortensio di Cicerone che lo accende d’entusiasmo per la filosofia e le Sacre Scritture

Accostatosi alla Sacra Scrittura, Agostino la rifiuterà e aderirà invece alla religione manichea.

Il mio gonfio orgoglio aborriva la sua modestia (della Sacra Scrittura), la mia vista non penetrava i suoi recessi. Quell’opera è fatta per crescere con i piccoli; ma io disdegnavo di farmi piccolo e, gonfio di boria, mi credevo grande. Così finii tra uomini orgogliosi e farneticanti, carnali e ciarlieri all’eccesso. (...) Ripetevano: verità, verità, e ne facevano un gran parlare con me, eppure mai la possedevano, e dicevano il falso non su te soltanto, che sei davvero la verità, ma anche sui principi di questo mondo. (...) O, Verità, Verità, come già allora e dalle intime fibre del mio cuore sospiravo verso di te, mentre quella gente mi stordiva spesso, e in vario modo, con il solo suono del tuo nome e la moltitudine dei suoi pesanti volumi.

Nel 383, appoggiato dai correligionari manichei, si reca a Roma ove insegna retorica, ma cade gravemente ammalato. Nel 384 è inviato dal prefetto di Roma Simmaco, anch’egli manicheo, a Milano ove continuerà l’insegnamento frequentando ambienti neoplatonici. È qui che Agostino, trentenne, incontra il vescovo Ambrogio del quale inizierà a seguire la predicazione con assiduità. Quest’incontro segnerà la sua vita.
Alla scuola del grande vescovo di Milano, Agostino inizia lo studio della Sacra Scrittura e ripudia definitivamente il manicheismo. Nel 385 si decide a farsi catecumeno ed è raggiunto a Milano dalla madre Monica.
Nel 386, dopo aver frequentato diverse case monastiche nei dintorni di Milano, decide di licenziare la compagna che torna in Africa, si dimette dall’insegnamento e si ritira con alcuni compagni a Cassiciaco per condurre una vita comune di studio e preghiera.

Eravamo molti amici, che per avversione alle noie e ai disturbi della vita umana avevamo progettato, discusso e già deciso di ritirarci a vivere in pace, lontano dalla folla. Si era organizzato il nostro ritiro così: tutti i beni che mai possedessimo sarebbero stati messi in comune.

Nel silenzio il neo-catecumeno studia San Paolo e i filosofi neoplatonici scoprendo la Verità che tanto aveva cercato.
Cassiciaco rimarrà per Agostino come l’ideale di una vita più perfetta, e diverrà il modello di riferimento per ogni nuovo monastero da lui fondato. È qui che Agostino sperimenterà la vita comune, sul modello della prima comunità di Gerusalemme, è qui, in un contesto comunitario, che, innamoratosi di Cristo, abbandonerà il dio dei filosofi, assieme alle vuote ricerche manichee.

Parallelamente all’esperienza di Agostino si sviluppano, in nord Africa, ma anche a Milano, a Roma e in tutta Europa, monasteri che seguono il modello del celeberrimo eremita Sant’Antonio (†356). La sua vita era stata solo di recente tradotta in latino dal grande vescovo di Alessandia, Atanasio, a quel tempo esule a Roma. Per i monaci d’oriente saranno San Pacomio (†346) e poi San Basilio il Grande (†379) a scrivere una regola, mentre per l’occidente bisognerà attendere San Benedetto da Norcia (†547).
Nel 387 Agostino fa ritorno a Milano ove è battezzato da Ambrogio nella notte di Pasqua assieme all’amico Alipio e al figlio Adeodato. Decide di tornare in Africa ma, durante il viaggio, la madre Monica muore ad Ostia. Per un anno Agostino vagherà fra i monasteri di Roma e assorbirà lo stile di vita di queste comunità.

Egli giungerà a Tagaste solo nell’autunno del 388 e subito vi fonderà un monastero di laici, sul modello di Cassiciaco, ove si dedicherà allo studio iniziando le sue prime opere. Nel 391, spinto dal vecchio Valerio, vescovo di Ippona e dai fedeli, viene ordinato presbitero. Egli si trasferisce allora ad Ippona dove fonda un secondo monastero di laici.
La produzione bibliografica di Agostino, iniziata in questa fase e proseguita soprattutto durante l’episcopato, è davvero ingente, tanto da lasciarci intuire di essere di fronte ad una delle menti più profonde dell’intera storia cristiana. Le Confessioni, il commento ai salmi, il commento al Vangelo di Giovanni, il Commento alla lettera di San Giovanni, la Città di Dio, i Sermoni; Agostino scrive e predica la Verità della quale ormai è fedele servitore.

Il monastero di Tagaste, come il primo monastero di laici di Ippona, sono ancora fondamentalmente basati sull’otium filosofico, ove ci si dedica alla pura scoperta, condivisione e contemplazione.
La vera novità si realizzerà quando, ad Ippona, forte delle due esperienze precedenti, il neo-vescovo, succeduto a Valerio nel 395, erigerà un monastero di presbiteri ma con due impegni: la vita comune di preghiera ed il servizio pastorale.

Ecco come viviamo. A nessuno è lecito nella nostra comunità avere qualcosa in proprio (...) Così il chierico si assume due impegni: la vita consacrata e il servizio clericale. La consacrazione riguarda la sua interiorità, mentre il servizio clericale glielo ha posto sulle spalle il Signore a vantaggio del suo popolo, più come peso che come onore (...) chi vuol vivere con me ha Dio come ricchezza.

I monaci, come i primi amici di Cassiciaco e Tagaste, attraverso la fuga dal mondo, ricercano esclusivamente la solitudine e la quiete della contemplazione, mentre i compagni di Agostino, che possiamo definire autentici proto-canonici, ricercano sì la contemplazione, che il Santo chiamerà otium sanctum, ma sono disponibili anche al servizio pastorale, il negotium iustum, quando questo rappresenti una necessità della comunità ecclesiale.
È nel 397 che Agostino scriverà la sua regola, la prima regola cenobitica dell’occidente, forte di un’esperienza ormai assodata nella vita religiosa e sacerdotale.
I pilastri della regola sono: la comunione dei beni, il servizio alla Chiesa, la preghiera corale, lo studio, il celibato e la continenza, l’obbedienza al superiore a sua volta servo della Parola di Dio, ma, al disopra di tutto la carità; l’amore fraterno.

Anzitutto, fratelli carissimi, amate Dio ed il Prossimo, perché questi sono i precetti che ci vennero dati in primo luogo (...) Il primo motivo per cui siete riuniti insieme è che viviate unanimi nella casa e abbiate un cuor solo e un’anima sola protesi verso Dio.

Agostino rimarrà ad Ippona fino alla morte, nel 430, anno in cui i Vandali assedieranno e saccheggeranno la sua città. L’intera Chiesa d’Africa verrà più tardi sconvolta dall’eresia Ariana e infine spazzata via dall’Islam, ma la regola di Agostino, assieme ai suoi scritti, continueranno a sopravvivere assieme ai monaci, vescovi e presbiteri esuli in Italia, testimoni viventi di una Chiesa fra le più feconde e vivaci dell’antichità.

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Pagina modificata il: Sabato, 22 ottobre 2005