Per comprendere il movimento canonicale è necessario compiere un salto nel tempo fino agli anni 30-70 dopo Cristo: letà apostolica.
Troviamo una radiografia della prima comunità di Gerusalemme nel libro degli atti degli Apostoli:
Erano assidui nellascoltare linsegnamento degli apostoli e nellunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo.
È importante evidenziare le regole fondamentali di questo primo vero e proprio kibbutz cristiano che, purtroppo, non sopravvivrà alla caduta di Gerusalemme dellanno 70; regole che poi ritroveremo, lungo i secoli, nella storia dei canonici regolari.
Anzitutto linsegnamento degli apostoli, la predicazione, come si direbbe in termini più attuali. È anzitutto il grande kerygma: «Gesù Cristo è Risorto», ma anche la testimonianza di chi lo ha conosciuto, lo ha seguito da vicino ed è stato testimone oculare dei suoi discorsi e dei segni miracolosi da lui compiuti.
Poi lunione fraterna e la comunione dei beni: questa prima comunità non vive sparsa, ciascuno per conto proprio, ma vive assieme e mette in comune tutto per aiutare i bisognosi e perché non ci sia chi ha di più e chi di meno.
Altri elementi costitutivi sono: la preghiera e la frequenza quotidiana al tempio: si prega insieme, si ascoltano gli insegnamenti al tempio e si loda Dio per la sua grandezza.
Infine la frazione del pane: è un segno concreto, un sacramento, segno di un mistero, memoriale di quanto è appena accaduto: Gesù Cristo è stato crocefisso, è sceso nel sepolcro; ma luomo-Dio si era volontariamente sacrificato ed ora è Risorto, ha vinto il male e la morte, è vivo e presente fra noi. È leucaristia, il sacrificio dazione di grazia, ove, nel pane spezzato e nel vino versato, si rende presente Cristo morto e risorto.
Sono gli stessi apostoli a scegliere i primi vescovi che continueranno la loro opera di guida a servizio delle comunità cristiane ormai sparse in tutto lImpero. Gli apostoli scelgono anche i presbiteri, che saranno i primi collaboratori del vescovo e i diaconi che si occuperanno invece delle opere di carità: lassistenza agli orfani, alle vedove, la raccolta e lequa redistribuzione dei beni.
Già nel I secolo numerose città si convertono alla nuova fede cristiana mentre il pagus rimane fedele alla vecchia religione dellimpero o a tradizioni barbariche ancestrali. Sembra evidente che, nel II secolo, non esistessero parrocchie né presbiteri isolati, ma esclusivamente collegi presbiterali riuniti attorno al vescovo della città.
SantEusebio (371) vescovo di Vercelli, seguendo il modello del cenobio, impone al suo clero una vita tutta monastica. È il primo esempio accertato, in occidente, di vita comune del clero. Lesperienza di Eusebio, costretto allesilio, si risolverà in un fallimento, ma molti altri vescovi imiteranno il suo esempio.
Solo verso il 380, San Martino (397) vescovo di Tours, inizia ad insediare Chiese rurali con sacerdoti che vivono autonomamente. Questa costituisce comunque uneccezione, in quanto linsieme del clero rimane urbano.
I concili regionali ed ecumenici del II-IV secolo tenteranno di stabilire una disciplina per queste comunità sacerdotali. I canoni dei primi documenti conciliari sanciscono il celibato dei presbiteri, vietano loro le attività commerciali, il gioco dazzardo, i lunghi viaggi, e li impegnano alla coabitazione col vescovo.
I presbiteri che si sottomettono a queste regole sono detti appunto canonici. Il termine appare per la prima volta nel 535 nel concilio di Clermont, che stabilisce le funzioni del chierico: recita delle ore liturgiche, fedeltà alla propria Chiesa e obbedienza al vescovo.