gli statuti della Comunità

Riteniamo interessante farti conoscere i Statuti. Nel testo che segue riportiamo solo le parti che riguardano la nostra spiritualità.

FUNZIONE ECCLESIALE

1 - I FINI

1. La Comunità di Sant'Antimo, fondata dall'Arcivescovo di Siena l'8 dicembre 1979, si colloca nella tradizione canonicale della Chiesa latina, cioè essa costituisce una comunità di chierici e di fratelli per il servizio liturgico e pastorale di una chiesa locale.

2. Essa prende come modello il monasterium clericorum che Sant'Agostino istituì ad Ippona riunendo il suo clero intorno a sé in una vita comune, che esige la rinuncia totale a qualunque proprietà. E’ questa la ragione per la quale la Comunità vive sotto la regola e secondo la spiritualità di Sant'Agostino.

3. Oltre al patrocinio di Sant'Agostino, la Comunità si pone sotto la protezione di San Norberto, che fondò a Prémontré un monastero di canonici regolari, contribuendo in tal modo alla santificazione del clero e all'evangelizzazione del popolo in conformità alla riforma gregoriana dei secoli XI e XII. La Comunità adotta pertanto gli usi e costumi della tradizione norbertina come è stata tramandata nel corso degli anni, con gli adattamenti richiesti dai nostri tempi.

4. Ne consegue che la Comunità di Sant'Antimo, oltre alla santificazione personale dei suoi membri grazie ai voti religiosi garantiti dall'osservanza delle regole, persegue un doppio fine ecclesiale:

II - LO SPIRITO

5. Il testo della professione, che esprime il dono che il religioso fa di se stesso alla chiesa locale Ego, N., offerens, trado meipsum Ecclesice Sancti Anthimi... si ricollega all'inizio della Regola di Sant'Agostino: Primum, propter quod in unum estis congregati, ut unanimes habitetis in domo et sit vobis anima una et cor unum in Deum .

6. Si tratta di riscoprire lo spirito che animava la prima comunità ecclesiale di Gerusalemme, nella quale l'improvvisa e emozionante apparizione dello Spirito Santo, unendo i cuori nell'amore e nel servizio di Gesù, spinse i discepoli a manifestare la loro comunione fraterna, nata dalla paternità divina, con la totale messa in comune dei beni.

7. Pertanto la Comunità di Sant'Antimo si dedicherà con diligenza a vivere intensamente questo mistero di comunione fraterna, che è proprio della Chiesa particolare e universale. Questa comunione fraterna, che suppone il dono totale di ciascuno nello Spirito Santo e la maternità spirituale della Vergine Maria, sarà il segno distintivo di tutto il comportamento della Comunità di Sant'Antimo:

LA VITA COMUNE

I. IL CULTO LITURGICO

8. Poiché la prima funzione ecclesiale della Comunità Canonicale è quella di celebrare solennemente la liturgia i membri del monastero troveranno il migliore alimento dei loro progressi spirituali nell'adempimento di questa funzione.
9. L'importanza di questa funzione esige:

10. La Messa cantata, chiamata Missa summa, è la parte centrale
della giornata: essa viene celebrata secondo il Missale Romanum e cantata in gregoriano. I riti e l'impostazione di alcuni testi sono propri della tradizione premostratense.

11. La liturgia delle Ore si canta in gregoriano secondo la tradizione immemorabile di Prémontré, adattata alla liturgia rinnovata del Concilio Vaticano II. Si avrà grande cura di rispettare il tempo vero e proprio di ogni ora canonica.

2. I VOTI

12. Secondo la tradizione canonicale, la professione religiosa aggrega il fratello alla comunità locale e lo rende membro stabile della Chiesa di Sant'Antimo, con i doveri e i diritti assegnati a questo legame. La professione comporta la pronuncia dei tre voti religiosi.

13. La pronuncia dei voti religiosi è tradizionalmente considerata come un olocausto offerto a maggior gloria di Dio e per la salvezza delle anime, tenendo conto dell'impegno che questi richiedono di sacrificare tutto in vista della carità più perfetta.

14. La castità. I religiosi saranno formati accuratamente nella dimensione ascetica e mistica della castità:

15. La povertà. Secondo la regola di Sant'Agostino la povertà religiosa consiste essenzialmente nella rinunzia al possesso di qualunque cosa e nella totale dipendenza dalla Comunità, che fornisce a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Per il voto perpetuo di povertà, il religioso rinuncia ad ogni proprietà. Egli non avrà dunque niente in proprio.
Il religioso procurerà di evitare ogni sperpero nell'uso dei beni della Comunità e avrà cura della loro buona manutenzione più che se si trattasse dei beni personali. Inoltre imparerà ad accontentarsi di poco, ricordandosi che la sua vera ricchezza è l'abbondanza della grazia di Nostro Signore, che per noi si è fatto povero, allo scopo di arricchirci della sua divinità.

16. L'obbedienza.

17. Il Priore farà in modo che i fratelli siano sufficientemente formati, perché non vadano a fare la loro professione a cuor leggero.
La totale fedeltà ai voti è garantita dalle osservanze, di cui tratta il capitolo seguente.

3. LA DISCIPLINA CLAUSTRALE

18. Il Capitolo. Il capitolo si tiene normalmente ogni mattina dopo le Lodi. Durante il capitolo si leggono il Martirologio e la Regola di Sant'Agostino; si organizzano le occupazioni della giornata e i fratelli si accusano delle mancanze contro le osservanze. A tempo debito si fa la memoria dei defunti.

19. I pasti. Si consumano in comune e in silenzio. Ai pasti di mezzogiorno e della sera si legge. (...)

20. Il tempo del silenzio e della ricreazione.

21. L'abito (...)

22. Il contegno. I fratelli si scambieranno segni di grande rispetto e di cortesia, evitando grossolanità, virulenza di parole e eccentricità di gesti. Onoreranno così in se stessi Dio, di cui sono divenuti Tempio.

4. IL SACRO MINISTERO

23. Ogni fratello non deve mai dimenticare che la fecondità dell'apostolato nasce dalla qualità della vita interiore, nutrita dalla preghiera liturgica e dalla devozione, dalla meditazione della Parola di Dio, dalla penitenza, dall'obbedienza vissuta con un'intelligente docilità agli orientamenti dati dai Superiori: l'apostolato manifesta nelle attività umane la vera carità di Cristo, venuto perché «le pecore abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza». I fratelli devono ricordarsi ancora di quest'altra parola del Signore: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». Essi rimarranno sempre i testimoni fedeli della carità fraterna, che fa dei membri della piccola Comunità di Sant'Antimo un cuor solo e un'anima sola in Dio: questa testimonianza è di grande influenza per la salvezza delle anime.

24. I principi fondamentali delle attività pastorali saranno stabiliti in funzione del bene comune della Chiesa, sotto la responsabilità del Priore. I fratelli incaricati di un sacro ministero renderanno esattamente conto al Priore dei successi e degli insuccessi del loro apostolato e saranno docili ai consigli e agli ordini che riceveranno.
25. Quando sono incaricati di un ministero pastorale, stabile o occasionale, i fratelli non dimenticheranno mai che sono sempre e dovunque figli obbedienti del loro Vescovo e «ambasciatori» della loro Comunità. Sostenuti dalla preghiera della stessa Comunità, sappiano che le conseguenze felici o infelici del loro comportamento ricadranno sulla reputazione di tutti.

26. Inoltre, è contrario alla missione sacerdotale comportarsi in modo individualistico. Inseriti nel presbiterio diocesano dalla loro Comunità, i fratelli si sottoporranno con docilità agli orientamenti apostolici della diocesi e si impegneranno a collaborare al massimo con gli altri sacerdoti. il Priore vigilerà affinché il sacro ministero non privi abitualmente un fratello dei benefici della vita comune.

27. Spetta al Priore agire con fermezza quando le iniziative di apostolato prendono un carattere disordinato e pericoloso per il soggetto, per la Comunità, per la Chiesa.

28. In tal modo il ministero esterno non diverrà occasione di dissipazione dell'anima e d'indebolimento dello spirito religioso, ma sarà l'effusione e lo stimolo della vera carità pastorale, e pertanto della santificazione personale del sacerdote.

LA STRUTTURA GERARCHICA E LE PERSONE

1. IL CAPITOLO CANONICALE

29. Il Capitolo canonicale è il collegio di tutti i religiosi legati in modo stabile alla Chiesa di Sant'Antimo dalla professione perpetua. Spetta ai suoi membri promuovere al massimo lo spirito comunitario per l'adempimento di ciò che è richiesto all'inizio della Regola: Propter quod in unum estis congregati, ut unanimes habitetis in domo et sit vobis anima una et cor unum in Deum. Ogni membro del Capitolo, o Capitolare, deve dunque sapere che è al servizio del bene comune e che, rinunziando alle proprie preferenze, deve cercare di promuoverlo con l'esempio, con la parola e con l'azione

(...)

58. Per l'ammissione al postulato si seguiranno le indicazioni dei cc. 641-645.

59. Il noviziato ha lo scopo di dare al candidato il senso esatto della vocazione canonicale come viene vissuta a Sant'Antimo e di verificare la sua capacità di corrispondervi con generosità
Il noviziato verrà vissuto nell'abbazia stessa e durerà normalmente due anni, compreso il postulato. Il noviziato non potrà essere prolungato per più di sei mesi. il primo anno che segue la vestizione è da considerarsi noviziato canonico, sottoposto alle regole dei canoni 646-653. terminato il primo anno, si possono incominciare gli studi solo all'interno della stessa Abbazia. Il Priore può dispensare, per giuste ragioni e con il consenso del suo Consiglio, dal secondo anno di noviziato. Durante il noviziato il Maestro dei novizi riferisce tre volte all'anno al Capitolo i progressi e le difficoltà di ciascun novizio. Dopo l'una o l'altra di queste comunicazioni il Priore può, se lo crede opportuno, domandare al Capitolo un voto consultivo sull'opportunità di trattenere un soggetto nel noviziato.

60. La Professione. Al termine del noviziato, dopo il voto positivo del Capitolo, il novizio emette la propria professione per la durata di tre anni. La professione perpetua verrà poi emessa a norma dei canoni 657-658. il testo della professione, scritto di proprio pugno dal professo, verrà firmato dallo stesso e da colui che riceve la professione. il testo verrà redatto come segue:

Ego, frater NN, offerens trado meipsum eccelsiae Sancti Anthimi et promitto conversionem morum et vitam communionis precipue in paupertate, coelibatu consecrato et oboedientia secundum Evangelium Christi, apostolicam institutionem et regulam beati Augustini, coram NN, huius ecclesiae praelato, et fratribus.

Il professo temporaneo non può ricevere nulla che non sia definitivamente appartenente di diritto alla Comunità.

61. Le Ordinazioni. I fratelli, in forza della loro professione, si metteranno senza riserve a disposizione della Chiesa per ricevere o no i sacri ministeri e gli ordini maggiori. Il completamento del corso degli studi non comporta per sè la chiamata agli ordini maggiori.
La chiamata ai sacri ministeri (dopo la prima professione) e agli ordini maggiori (dopo la professione perpetua) è decisa dal Vescovo su proposta del Priore. Dopo le consultazioni richieste, Il Priore può rifiutare a un fratello il permesso di accedere a un ministero o a un ordine sacro.

62. Gli Studenti. Spetta al Maestro degli studi vigilare con gran cura sulla qualità della formazione intellettuale degli studenti. Si farà di tutto per dare agli studenti una formazione conforme al Magistero della Chiesa e all’insegnamento di San Tommaso d'Aquino.
I Maestri dei novizi e degli studenti vigileranno con cura affinché la vita spirituale dei fratelli sia arricchita dalla liturgia, dalla Sacra Scrittura, da una vera devozione a Maria e dalla conoscenza delle opere di Sant'Agostino. Tutto questo per la coerenza della vita comunitaria con l'efficienza degli impegni apostolici.

63. I Professi perpetui, sacerdoti o i fratelli laici, non dimenticheranno mai che devono impegnarsi nella ricerca della perfezione. Qualunque sia il loro incarico o la loro attività, si dedicheranno senza sosta, con l'aiuto di Gesù e di Maria, alla fedeltà sempre più sollecita nel conformarsi alla Regola e alle osservanze, allo spirito sempre più profondo di mortificazione e di preghiera, alla continua rinunzia di se stessi nell'obbedienza. Saranno così di stimolo e di esempio gli uni per gli altri - particolarmente i più giovani - nel cammino della santità.

64. Gli Ospiti. I membri della famiglia, gli amici dei religiosi e coloro che vengono all'Abbazia per un ritiro spirituale, saranno ammessi a partecipare, in certa misura, alla vita della Comunità, a condizione che non disturbino la disciplina claustrale.
Se un ospite manifestasse il desiderio di rimanere più di due settimane, il P. Foresterario chiederà il consenso al Priore.
Se questo soggiorno dovesse superare il mese, si richiederà il consenso del Capitolo.

(...)

Il Signore vi conceda di osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti dalla vostra santa convivenza il buon profumo di Cristo, non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia. (Sant' Agostino)

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Pagina modificata il: Sabato, 22 ottobre 2005