come conosciamo san norberto

Questa pagina è tratta dal libro I Canonici Regolari e San Norberto

Vi sono diverse tipologie di scritti sulla vita di questo grande santo: le testimonianze dei suoi amici, dei biografi, degli amici e, addirittura dei nemici.
Le testimonianze sparse nelle carte di fondazione, le bolle pontificie, le cronache straniere e i diplomi imperiali sono abbastanza numerosi da permetterci di ricostruire, poco a poco, tutti i fatti significativi della vita del fondatore di Prémontré e dell’arcivescovo di Magdeburgo, ma non ci ragguagliano affatto sul suo valore e la sua santità.

Capitolo I
La prima fonte: gli amici

Cominciamo ad interrogare gli amici intimi di san Norberto. Il primo è sicuramente il vescovo di Laon, Bartolomeo di Jur. È incontestabilmente un santo e un grandissimo prelato. Alleato delle famiglie reali di Francia e di Castiglia, ha l’occasione di avvicinare Papi, principi e grandi vescovi. Vive in rapporti d’amicizia con uomini come Anselmo o Raoul di Laon, i principi dell’élite culturale dell’epoca, san Bernardo di Chiaravalle, Drogone, che morì cardinale-vescovo di Ostia e Gualtiero di San Maurizio, abate di San Martino di Laon, che poi gli succederà.

La sua azione pastorale è delle più incisive: si pensi solo che egli ridarà vigore alla sua diocesi triplicando il numero delle case religiose. Un uomo di tale valore e santità venne soggiogato dall’ascendente spirituale di Norberto:

Più lo ascoltavamo più il profumo delle sue parole ci riconfortava. Così, mentre l’inverno del 1120 giungeva alla fine, quando quel sant’uomo manifestò l’intenzione di lasciarci, i dignitari della nostra cattedrale e gran parte della nobiltà della nostra diocesi - quantunque lo desiderassimo già sufficientemente noi stessi - intervennero presso di noi affinché gli trovassimo un posto, nella nostra diocesi, dove servire Dio. Con una certa difficoltà e con l’intervento della grazia, riuscimmo ad ottenere il suo consenso.

Nella carta di fondazione di Prémontré lo descrive come un uomo venerabile e di riconosciuta santità: viro reverendo et spectabilis religionis, e altrove:

Abbiamo riconosciuto la sua santità di vita, la sua distinzione, la sua erudizione e la sua eloquenza, tanto che, a forza di preghiere, siamo riusciti a farlo restare con noi.

Una simile testimonianza, proveniente da un prelato come Bartolomeo, è forse la migliore attestazione del valore di Norberto.

Norberto suscita grande impressione nello stesso San Bernardo. L’abate di Chiaravalle scrive, nel 1124, ad un amico comune, Goffredo di Chartres:

Mi chiedete se il signore Norberto abbia intenzione di fare il pellegrinaggio di Gerusalemme. Lo ignoro completamente. Ho avuto l’onore di incontrarlo, alcuni giorni or sono, e ho potuto attingere a volontà alla sua cannuccia celeste, cioè alle sue labbra.

La cannuccia celeste, fistula celestis, evoca il tubicino d’oro di cui ci si serviva per la comunione al Preziosissimo Sangue. Bernardo si servirà di questo paragone solo per il più soave di tutti i dottori: sant’Ambrogio. San Norberto non era ancora vescovo, quando Bernardo descriveva in questo modo la sua eloquenza.

Più tardi, nel 1131, lo stesso Bernardo scriverà ancora a Bruno di Altena:

Avete con voi messer Norberto. Potete consultarlo con profitto. Egli è infatti tanto più idoneo a scoprire i misteri divini poiché più vicino a Dio di quanto non lo siamo noi stessi.

Bisogna, evidentemente, tener conto della modestia di san Bernardo; ciò non di meno, queste espressioni evidenziano una stima senza pari.

Un altro dei grandi contemporanei di Norberto è il suo discepolo e amico Anselmo di Havelberg . Dotato di un’intelligenza profonda, di una vasta informazione, fu il solo teologo occidentale allora in grado di discutere con i Greci dopo lo scisma del 1084; diplomatico nato, fu ugualmente stimato da imperatori e da Papi. Ebbe, anch’egli, occasione di avvicinare tutti i grandi personaggi del suo tempo.

Ecco cosa Anselmo pensava di Norberto:

Nella stessa professione (di Agostino), nell’imitazione della vita degli apostoli, nacque, al tempo del papa Gelasio, un sacerdote religioso chiamato Norberto. Per la sua profonda religione e in ragione dei numerosi disordini e degli scismi che infierivano e si accanivano sulla Chiesa d’Occidente, egli ricevette dal Sovrano Pontefice Gelasio delle lettere che lo autorizzavano a predicare. Quest’uomo, che ai suoi tempi era il più conosciuto e il più rinomato per la sua religione, percorse numerose province predicando ; radunò un gran numero di religiosi; fondò numerosi monasteri e li formò, grazie alla sua parola e al suo esempio, alla perfezione della vita apostolica. Godette di un tale favore davanti a Dio e davanti agli uomini che, tutti coloro che avevano potuto essergli vicini, si proclamavano felici. Divenuto arcivescovo di Magdeburgo, il suo corpo santo e venerabile riposa nella Chiesa di Notre-Dame, nella sua città metropolitana, dove aveva stabilito i confratelli del suo Ordine

Egli stesso era stato palesemente colpito dal valore e la santità del suo maestro; questo è ancor più sorprendente se si pensa che Anselmo era vissuto nella sua cerchia e gli fu infatti accanto anche durante le rivolte di Magdeburgo. Le reputazioni “usurpate” non resistono a confronti troppo diretti e troppo frequenti e, cionostante, anche ai suoi, Norberto appariva veramente grande.

Capitolo II
I biografi

Di Norberto abbiamo due biografie pressoché contemporanee, scritte poco dopo la sua morte.

Rileggendo in parallelo la «Vita B» e la «Vita A», una constatazione risulta evidente: la testimonianza che ne emerge è assolutamente identica. Si tratta della stessa psicologia, degli stessi fatti, degli stessi miracoli.

La Vita B contiene tutto un commentario teologico della biografia propriamente detta. Si tratta di teologia assai pertinente, intrisa di Sacra Scrittura, dallo stile curato, sebbene talvolta un po’ oscuro. Se volessimo tentare un’ipotesi, potremmo affermare che la Vita B, scritta attorno al 1130, è da attribuirsi a Viviano, il teologo del primo periodo di Prémontré, di cui ci resta un trattato sul libero arbitrio e sulla grazia.

Naturalmente Viviano non è stato testimone di tutti gli avvenimenti che riporta. La sua intenzione originaria è quella di scrivere dei primi premostratensi, di cui ammirava la vita santa ma dovette subito risalire alla fonte. Già si era scritto molto sul Fondatore, ma non c’era niente di veramente organico e completo. Tutto ciò avviene probabilmente verso la fine del priorato di Ugo di Fosses (†1164), primo abate e vero organizzatore dell’Ordine di Prémontré, come sta ad indicare un componimento poetico che conclude la biografia in quasi tutti i manoscritti.

Viviano organizza una riunione con un certo numero di persone che avevano conosciuto Norberto e stabilsce la cronologia della sua narrazione seguendo, per ogni avvenimento, l’opinione della maggioranza dei testimoni. È evidente che, per la prima fase della vita di Norberto, i ricordi di Ugo di Fosses costituissero la fonte principale. L’autore spiega tutto ciò nell’introduzione. Egli non ha l’intenzione di essere esauriente: Pauca summatim perstringam.

Il Norberto che ci presenta è un personaggio molto seducente per la sua affabilità, l’eloquenza, la bontà e la forza d’animo. Ha frequenti intuizioni miracolose: sa dove bisogna scavare per scoprire il corpo di san Gereone, dove è più opportuno costruire la Chiesa di Prémontré o ciò che c’è da temere dalla frattura della pietra d’altare nel giorno della Dedicazione, anche se non riesce a darne un’interpretazione chiara. Il solo miracolo che gli attribuisce è la guarigione di un cieco a Würtzburg.

Viviano presenta anche un Norberto seriamente perseguitato dal demonio. Ovunque predichi o agisca le possessioni si moltiplicano. Norberto è un esorcista intrepido ma la battaglia è spesso dura e le ricadute penose. Egli riesce ad ottenere, con l’orazione, grazie e guarigioni che erano comunque molto frequenti nel XII secolo. Si trovano anche storie di lupi addomesticati nella tradizione della maggioranza degli agiografi, tanto in oriente che in occidente, che attestano l’ascendente degli uomini spirituali sulle belve.

Gli inizi di Prémontré hanno lasciato ai testimoni il ricordo di un tempo di miracoli e il successo folgorante dell’opera sembra spiegato da quest’atmosfera fortemente soprannaturale.

Tuttavia Norberto non ha nulla della marionetta i cui fili sarebbero tenuti dalla Provvidenza. Egli è all’ascolto di Dio ma conduce il suo gioco attraverso la preghiera, l’eloquenza e le decisioni energiche.

Nella “vita B” sono scarse le informazioni sull’infanzia di Norberto; numerosi sono invece i dettagli sulla sua vita di predicatore itinerante e sulla fondazione di Prémontré. Poche sono inoltre le nozioni relative al suo episcopato e alla sua attività diplomatica. Tutto ciò conferma perfettamente ciò che l’autore ci dice sull’origine della sua opera. I testimoni che avrebbero potuto conferire il materiale necessario a colmare per i periodi lacunosi sono dispersi e lontani da Prémontré.

L’autore della «Vita A», che pubblichiamo integralmente in appendice, potrebbe essere invece il premostratense Evermodio (†1178) preposito di Magdeburgo, oppure qualcuno che dipendesse strettamente da lui.

La cronologia degli avvenimenti è in sostanza la stessa della “vita B”, le illustrazioni teologiche e scritturistiche sono scomparse, lo spazio riservato ai discorsi è ristretto. L’autore non s’interessa per nulla ai fatti, la storia delle idee non lo attira affatto. Il tocco della sua penna è veloce, gradevole a leggersi. Egli omette la storia dell’addomesticamento dei lupi ma aggiunge alcuni fatti di cui solo Evermodio avrebbe potuto essere testimone: una semplice notizia sul confratello Ludolfo, la storia della famiglia, originaria di Soissons del diacono Nicola, l’intervento di Norberto alla consacrazione dell’Imperatore Lotario e un’altra vicenda di possessione diabolica nell’esercito imperiale.

La fisionomia di Norberto appare esattamente la stessa che nella «Vita B». Tutto il lavoro si è dunque compiuto almeno sotto il controllo di Ugo di Fosses e di Evermodio e, quanto meno, dell’uno attraverso l’altro, malgrado le divergenze che li contraddistinguevano. [i]

Ora, né l’uno, né l’altro sono uomini comuni. Che alcuni studenti si permettano di trattare dall’alto Ugo di Fosses, come se fosse un mistico un po’ ingenuo, può anche essere divertente, ma non è certamente l’opinione di san Bernardo, né di Innocenzo II, che lo apprezzavano in modo particolare, neppure di Celestino II, Lucio II, Eugenio III e Adriano IV, i quali lo sostennero energicamente nella sua azione di governo, per mantenere l’unità di un Ordine che si sviluppava troppo in fretta. Ugo di Fosses fu senz’altro un prelato molto realista e la sua morte segna l’apogeo dell’Ordine di Prémontré.

Quanto a Evermodio, gli si poteva rimproverare un carattere duro e autoritario ma non aveva certamente nulla dell’ingenuo, anzi, divenuto vescovo di Ratzbourg, svolse una grande attività, in seno alla popolazione.

Un aspetto importante delle due vitae, e del tutto contrastante con le tradizioni degli agiografi, sta nel fatto che esse non riportano alcun miracolo compiuto sulla tomba del santo.

La «Vita B» afferma che non è assolutamente possibile dubitare della salvezza di Norberto e, per provarla, narra di tre apparizioni in sogno, di cui due la notte stessa che seguì la sua morte. Sappiamo bene quanto simili casi siano frequenti; un solo miracolo sarebbe sembrato molto più probante, ma non ci fu. Non si può dunque parlare di una leggenda sviluppatasi attorno ad una tomba o su strade di pellegrinaggio.

I Premostratensi, seguendo le usanze dei nuovi ordini, non ricercavano processi di canonizzazione a Roma, usanza allora del tutto nuova. A Prémontré, e probabilmente nella maggior parte delle abbazie, ci si accontentò di celebrare ogni anno, il 6 giugno, una solenne liturgia. L’aureola di Norberto, se ce ne fu una, non fu abbagliante al punto da falsare i ricordi di chi gli fu compagno.

Capitolo III
Altre fonti

Gli appunti inviati da Cappenberg a Prémontré, che troviamo nei Bollandistes e nella Patrologia latina, ebbero molto successo all’epoca e le testimonianza che riportano si è ben integrata in tutte le moderne vite di san Norberto.

In due pagine sono descritti sei miracoli e due profezie di Norberto: è molto. E tutto questo non è patrimonio di Cappenberg ma è riportato per sentito dire. Certo non tutto è falso, ma bisogna confessare che ci troviamo, a questo punto in piena agiografia, nel senso più deleterio del termine e che, se possedessimo solo questo documento, avremmo un’immagine di Norberto che non risulta dalle altre fonti. Evidentemente a Cappenberg, le figure di Norberto e di Goffredo hanno assunto un’aureola di splendore tutta particolare.

Un’altra fonte più ricca e interessante è il libro del monaco Hermann, sui miracoli di Notre Dame de Laon, pubblicato da dom Luc d’Achery, in appendice all’autobiografia di Guiberto, abate di Nogent sous Coucy.

Questo personaggio, che firma: “frater Hermannus, omnium monachorum peripsema”, ci è noto soltanto tramite quest’opera. È senz’altro molto simpatico perché sa raccontare bene, in maniera pittoresca e, soprattutto, perché possiede una facoltà di ammirazione che denota veramente un’anima molto bella. Evidentemente è anche credulone: più ha dei miracoli da raccontare e più è felice. Il suo scopo è quello di mettere in risalto l’episcopato di Barthélemy de Jur, vescovo di Laon.

Scrive prima delle dimissioni da vescovo che lo portò a ritirarsi a Foigny, dove, nel 1151, prese l’abito cistercense. Fra i prodigi che egli attribuisce alla Vergine, il più grande è incontestabilmente, l’arrivo di Norberto. Non aveva torto: Prémontré fu infatti, fino alla Rivoluzione francese, l’orgoglio della diocesi di Laon.

I dettagli che riporta sono numerosi: l’arrivo del santo, la fondazione di Prémontré, quella di Saint-Martin de Laon, di Thenailles, di Clairefontaine e di Cuissy. Egli riferisce anche della nomina di Norberto a Magdeburgo ma, evidentemente, per sentito dire. I dettagli su ciò che si svolse a Laon sono più precisi in quanto egli era molto legato con Ugo di Fosses e Gualtiero di San Maurizio, abate di San Martino e futuro vescovo di Laon.

Nell’insieme, ciò che afferma è comprovato dagli scritti di Barthélemy e dai biografi. Benché pieno di ammirazione per san Bernardo, non esita a preferirgli Norberto, sia perché è un vero iniziatore, sia perché il numero di donne e di ragazze che egli convertì alla vita religiosa è immenso. È forse lui all’origine dei paragoni tra Norberto e Bernardo, che si ritroveranno poi presso numerosi autori del XII secolo e che sarebbero sufficienti a mostrare la stima e la venerazione nei confronti di san Norberto.

Capitolo IV
I nemici

Rimane ora un’ultima serie di testimonianze da esaminare, quelle cioè dei nemici di san Norberto, poiché ne ebbe. Fra questi, alcuni personaggi importanti, i quali meritano di essere ascoltati.

Il primo è Ruperto, il celebre abate di Deutz. La controversia doveva risalire ai primi giorni del sacerdozio di Norberto. Quest’ultimo infatti, aveva preso in prestito da Ruperto, il suo trattato degli Uffici divini e glielo aveva restituito senza affatto complimentarsene. In seguito, Ruperto apprese che Norberto era rimasto indignato leggendo questa frase: Quomodo summus et vivificator Spiritus infra uterum matris animatur. [ii] L’espressione era infelice, ma poteva giustificarsi con una tacita citazione di san Gregorio Magno. Ruperto se ne rammaricò amaramente, nel suo primo libro sulla regola di san Benedetto. Tuttavia non poté trattenersi dal chiamare Norberto vir bonae conversationis sed novae conversionis magni nominis [iii] e dal riconoscere che, quando la citazione di san Gregorio gli fu sottoposta, egli se ne era immediatamente discostato.

Senza dubbio si può situare nello stesso periodo la discussione con Ruperto circa la predicazione dei monaci che l’abate di Deutz ha curato e redatto. I punti di vista, a questo proposito, erano difficili da conciliare. Norberto era un convinto assertore della riforma gregoriana che costituiva una reazione terribile contro la Chiesa carolingia, in cui l’imperatore era tutto ma, secondo la riforma, bisognava cedesse il passo al Papa, vicario di Cristo. Da qui l’animosità di Norberto contro le investiture.

D’altra parte i monaci avevano potuto accedere, poco a poco, al sacerdozio e a tutte le funzioni del chiericato, mentre il loro ruolo, in seno alla Chiesa era quello di vivere in maniera carismatica la rinuncia al mondo. L’istanza della riforma era chiara: “Ritornino dunque alle lacrime, al lavoro manuale, alla penitenza!”

Per finire, i chierici, volendo essere perfetti si facevano monaci, e Norberto, anche qui, reagiva: “Che si mettano dunque alla scuola degli Apostoli e vivano come il clero della Chiesa primitiva, o almeno quello che si riteneva tale!”

È evidente che tutto ciò non poteva essere accettato da Ruperto. In ogni caso, era difficile opporsi troppo apertamente a Norberto e quello che in certi manoscritti era intitolato Conflictus Ruperti et Norberti, divenne poi altercatio monachi et clerici.

Un altro oppositore di Norberto, che aveva adottato l’ordo antiquus e lo difese strenuamente, è Gualtiero, vescovo di Maguelone. Ma, anche lui, fa eco alla reputazione di Norberto scrivendo:

Che il Signore Norberto sia un uomo profondamente religioso e santo, che sia versato nelle divine scritture, che sia un predicatore incomparabile, questo lo ammetto…

È evidente che la fama di santità s’impone al mondo cristiano.

Norberto conosce dei nemici assai più implacabili, fra gli altri, naturalmente, l’antipapa Pierre de Léon. Egli stesso, facendo comparire san Norberto davanti a lui, non può trattenersi dal fare eco alla venerazione generale; gli scrisse:

Non vogliamo togliere nulla alla vostra fama, conserviamo anzi il medesimo sentimento di carità per voi e per la Chiesa affidata alle vostre cure...

E, nella lettera successiva, nella quale chiama l’arcivescovo figlio di Bélial, deve riconoscere l’influenza di Norberto sull’imperatore Lotario e su tutta la Chiesa tedesca che egli ha ricondotto all’obbedienza di Innocenzo II.

Siamo sorpresi che un così grande Principe favorisca una simile menzogna e che un Principe tanto religioso vi lasci abbaiare come un cane sfrontato contro il nostro potere pontificale...

Questo omaggio indiretto risulta eloquente quanto i migliori elogi.

Infine, l’avversario irriducibile fu Abelardo. Non ce ne stupiamo. Il precursore della scolastica era in anticipo sui tempi. San Bernardo si mostrò assai ingiusto verso di lui e Norberto gli fece eco. Ma il fatto stesso che, fra i suoi numerosi avversari, Abelardo distinguesse Bernardo e Norberto e mettesse anch’egli in parallelo i due predicatori, ci mostra l’importanza che i contemporanei attribuivano alla figura e all’influenza di Norberto.

Le testimonianze sono dunque, nell’insieme, concordanti: Norberto, mentre era in vita, viene considerato come un santo e la maggior parte di coloro che parlano di lui, lo paragonano a san Bernardo, il quale ci appare oggi come il faro di questo secolo e che fu così santo e così brillante. Tutti parlano dell’eloquenza della sua predicazione.

Egli provocò fra i chierici, gli uomini e le donne di ogni condizione, un tale movimento di conversione, che molti mariti rinchiudevano le mogli per sottrarle all’influenza dell’apostolo; Norberto poté vedere, durante la sua vita, la nascita di settanta case del suo Ordine.

La sua diplomazia fu tale infine, che egli poté sempre sostenere la libertà della Chiesa, specialmente in occasione della lotta per le investiture, senza mettersi in disaccordo con gli imperatori; svolgendo il ruolo di cancelliere imperiale senza mai perdere il favore dei pontefici romani. E non si fece quasi nulla per mantenere il suo culto. A Magdeburgo non apparì una biografia parallela a quella di Prémontré, per mettere in rilievo l’opera episcopale e missionaria di colui che la cronologia dei vescovi di Magdeburgo definisce «il prelato la cui vita era necessaria alla Chiesa cattolica, l’uomo presso il quale i poveri erano sicuri di trovare un asilo e i miseri una consolazione, il pontefice che sapeva così bene combinare l’amore per gli uomini all’odio per il peccato».

In seguito, non fiorì alcun gesto leggendario. Al massimo verrà aggiunta un’apparizione della Vergine a Norberto, per conferirgli l’abito bianco. Le due biografie vengono lette in silenzio, nello scriptorium di numerose abbazie e la fama di santità s’impone sempre più, fino alla sua canonizzazione, avvenuta nel 1582.

Possediamo un’immagine altrettanto chiara di un altro santo del XII secolo?


[i] Ugo di Fosses organizzo Prémontré sul modello cistercense dando all’Ordine un impronta fortemente contemplativa di stile monastico. La Gallia era già da tempo convertita alla fede cristiana e vi erano molti chierici che già si occupavano del popolo e delle opere di apostolato. Evermodio invece incarnerà la tendenza germanica e slava dell’Ordine puntando più sulle opere di apostolato: parrocchie, scuole e altre opere che erano più urgenti in un impero ancora tutto da evangelizzare convertire.

[ii] In che modo si è animato il sommo e vivificante spirito nell’utero della madre.

[iii] Uomo di gran fama per lo stile di vita esemplare e la nuova vita religiosa.

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Pagina modificata il: Sabato, 22 ottobre 2005