diario di una turista a sant'antimo

Ovvero la storia dei doni che Sant'Antimo mi ha fatto

Amo viaggiare, conoscere e ammirare le bellezze della natura e dell'arte. La prima volta che ho visto l'abbazia di Sant’Antimo era una splendida giornata di fine giugno di due anni fa. È sabato pomeriggio: il sole inonda le pietre di luce dorata. Mi avvicino da turista smaniosa. Fuori ci sono auto, c'è gente, è stato celebrato da poco un matrimonio. Entro. Dentro c'è fresco, quiete, penombra. E tanta insospettata bellezza. Le linee sobrie, il chiaro dei muri e delle colonne, il magnifico deambulatorio splendente di alabastro. Voglio un ricordo. Fotografo le absidi, il campanile. Devo mostrarla agli amici a casa. Voglio fotografare anche il lato sud, ma è transennato. Scavalco da brava turista incosciente, seguita da altri turisti. Ma ecco improvviso compare un frate. Mi rimprovera aspramente. Mi giustifico: solo una foto. Ma il frate è brusco e irremovibile. Obbedisco ma penso: accidenti che frate scontroso! Il viaggio prosegue e mentre mi allontano da Sant’Antimo, leggo sulla mia guida turistica che l'abbazia è sede della congregazione dei canonici di San Norberto. Ma chi è questo San Norberto?
Il tempo scorre. Nei primi mesi di questo anno leggo un articolo che descrive la possibilità di soggiornare presso alcuni monasteri italiani. C'è anche Sant’Antimo. Ritaglio l'articolo. La foresteria di un convento non può mancare dal mio bagaglio turistico! Telefono più volte, più giorni, in diverse ore del giorno: risponde sempre la segreteria telefonica. Scopro così che a Sant’Antimo tutte le funzioni si svolgono in canto gregoriano. Fantastico! La cosa mi incuriosisce e mi affascina. Lascio un messaggio, quasi certa che non verrò mai richiamata. Invece nel pomeriggio una voce con accento francese si fa viva da Sant’Antimo. Sono incredula! La voce è gentile e decisa. Fisso la data del mio soggiorno. 10 giugno. La voce mi dice di cercare padre Davide quando arriverò. La mattina del 10 partiamo io e due amici. Uno non è mai stato a Sant’Antimo, ma so che gli piacerà. Lui ama la pace, la solitudine, lui non è un turista come me, lui ha fede. Giungiamo nel pomeriggio, ci sono giovani vicino alla chiesa, c'è anche un frate con la tonaca bianca. Sorride e dice scherzoso " è arrivata la Sonia". Sono sorpresa e impacciata. Santo cielo, come fa a sapere che sono la Sonia senza avermi mai vista? Poco dopo arriva anche padre Davide con pacchi di lenzuola. Ha modi veloci e schivi. Sembra timido, ma forse è preoccupato. Sono quasi le 19, deve accompagnarci alla foresteria e fra poco inizia il Vespro. Sale in auto con noi e ci informa sugli orari delle funzioni. Ci mette fretta. Caspita, ma questo frate cosa vuole? Organizzarmi le vacanze? Io sono una turista non una pellegrina! Il mio amico riaccompagna padre Davide all'abbazia. Io comincio a fare i letti nella piccola stanza spoglia ( e la mia testa si riempie delle ovvie considerazioni di chi è abituata a camere d'albergo con ogni comfort). A piedi raggiungo l'abbazia. È quasi buio. Entro, c'è poca gente, qualche famiglia, molti scouts. C'è silenzio. Mi siedo davanti, voglio vedere senza essere disturbata. Sono le 21. La porta della sagrestia si apre e dalla penombra della navata laterale emergono fino alla luce del presbiterio otto figure dalle scenografiche vesti bianche. Inizia il canto. È la prima volta che ascolto gregoriano dal vivo. L'atmosfera è suggestiva. Mezz'ora e la Compieta finisce. La Compieta! Non so neanche cos'è! Il canto termina, i monaci si allontanano, le luci si spengono. Rimane lo scintillio delle candele, il riflesso dei fari esterni che entra dalle finestre, il silenzio... .No, non c'è silenzio: si sentono i grilli cantare. Non vorrei uscire. C'è pace. Torno a piedi verso il paese e mi accorgo che i campi intorno a Sant’Antimo sono... coperti di stelle! Lucciole, sono lucciole, migliaia di lucciole. È dai tempi della mia infanzia che non ne vedo tante . Che splendido dono. Per giorni e giorni a casa racconto agli amici questa esperienza. Per giorni e giorni a casa da sola ripenso al Cristo nel buio dell'abbazia, ai grilli, alle lucciole, ai frati. Ho comprato "Una pietra che canta". Un titolo bello ed indovinato! Ho comperato anche il cd "Kosmos". Ci sono i grilli, il vento, la pioggia, il fuoco e le voci dei frati. Devo tornare a Sant’Antimo. Si, certo. Quando? Non so. C'è la mia vita, gli obblighi, gli imprevisti.
Arriva agosto e riparto. Si riparte in tre. Due giorni a Roma e, al ritorno, tappa a Sant’Antimo per l'Assunzione. A Roma ci sono i Papa boys. A Sant’Antimo ci sono padre Davide, padre Emanuele, padre Andrea, padre Stefano, e tutti gli altri. Nella basilica di San Pietro c'è la Pietà di Michelangelo. Nell'abbazia di Sant’Antimo c'è....Dio. Forse sto bestemmiando, ma il contrasto è talmente forte e stridente. La sera della vigilia dell' Assunzione vado con desiderio alla Compieta. Ora so che cos'è! Seguo sul testo le frasi latine cantate con accento francese. Il canto si spegne ma non la preghiera. Ancora, nella penombra, in ginocchio sui banchi o sul nudo pavimento, quei monaci cercano di dissolversi in Dio.
Io, cultrice dell'effimero, teorica della razionalità ad ogni costo sono rapita da questa ricerca di immortalità. Quale e quanta forza interiore. Quanta incrollabile volontà di santità.Quanto amore per Dio. Sono incredula e confusa. La vita di questi monaci è riflesso della loro fede. Le loro azioni sono le loro parole. Le loro parole sono le loro azioni. Le loro parole e le loro azioni sono le loro preghiere. Il mondo, il "mio" mondo non può e non riesce a sfiorare la loro contemplazione. Loro "sono nel mondo ma non del mondo". Ma no! Forse li sto idealizzando troppo. Questi frati sono pur sempre uomini come me, con dubbi , paure, debolezze. Ma perché allora sono così diversi da me? Perché la loro forza mi sembra inarrivabile? Perché i loro volti sono così sereni? Perché sento di aver bisogno di loro? Di loro? O di...Lui? Fuori dall'abbazia è notte e la luna sta nascendo dietro i colli. Ancora una volta Sant’Antimo mi offre un meraviglioso spettacolo della natura. Sono una turista. Ho visitato tantissime chiese, monasteri, abbazie ma nessun luogo mi ha così profondamente emozionato come questo. Rifletto. Non è il luogo, è l' uomo, questo uomo. Questo splendido posto è reso, se possibile, ancora più bello dalla presenza viva, palpitante e discreta dei monaci.
Martedì, festa dell'Assunzione. Immagino la presenza di una gran folla per la messa, per cui scendo presto all' abbazia. Pullman, auto, scouts, pellegrini, turisti, tanti giovani. È il giorno del Giubileo dei Giovani. Nella chiesa, già quasi gremita, c'è il mio amico che mi aspetta. Mi dice che i frati stanno confessando. Confessando. Da quanti anni non mi confesso? Dieci, quindici? Sento il bisogno di farlo. Mentre aspetto, mi assale una forte tensione. Cresce di secondo in secondo. Sono spaventata. Cosa dirò? Come lo dirò? Mi rammento delle confessioni di un tempo. No, non può più essere così! Devo trovare altri modi. La porta del confessionale si apre. Tocca a me. Dentro c'è padre Emanuele. Non so cosa dire, come cominciare. È spaventosamente difficile. Mi viene da piangere. Piango. Mi sento stupida. Farfuglio un peccato, due, come da bimba. Vorrei raccontare quello che mi scoppia nel cuore. Padre Emanuele chiede se sono mai stata a Sant’Antimo. Si,...ma cosa c'entra? Si, qui sento qualcosa che a casa non c'è. È la suggestione del luogo? Si, forse. Vorrei che fosse qualcosa di più profondo. Padre Emanuele mi parla di S. Agostino. Di un cammino fatto di piccoli passi. Bevo le sue parole. Mi dice di tornare spesso a Sant’Antimo. Ci puoi giurare, padre, che tornerò spesso a Sant’Antimo!
Inizia la messa. È officiata da padre Forest. È splendido stare li. È splendida la sensazione che provo. Piango di nuovo. Padre Andrea fa una predica che non mi delude. Dio vi benedica, cari frati!
Torno a casa e già penso alla data del prossimo viaggio a Sant’Antimo. Voglio che sia un fine settimana di luna piena! Guardo il calendario: metà ottobre. Il giorno precedente la partenza le previsioni meteorologiche sono catastrofiche. Pioggia su tutta Italia . Mi rassegno a vedere Sant’Antimo anche senza sole e senza luna. In autostrada dopo Firenze non piove più. Il cielo è grigio. Sopra Sant’Antimo c' è un velo di nuvole bianche. È ottobre ma c'è ancora tanto turismo. Comitive entrano in chiesa. È un coro di "oh! oh! Che bello!" Un tripudio di flash! Mi danno fastidio. Mi ricordano, forse, com'ero, come sono. Non si accorgono, come non mi ero accorta, che la vera bellezza di Sant’Antimo non si vede con gli occhi. C'è un frate che fa da cicerone ad un gruppo. Mi aggrego. È alto, il più alto di tutti. Ha modi dolci, un viso da bimbo. Dice di essere in Italia da 12 anni. Intanto fuori il cielo torna in parte sereno. All'imbrunire seguo il Vespro e più tardi la Compieta. In chiesa non c'è più nessuno. Di nuovo sale il canto, di nuovo le luci si spengono e il buio lascia spazio alla meditazione. I monaci forse sono stanchi. Si alzano presto. Io e i miei due amici usciamo dalla chiesa. Ci attardiamo qualche minuto davanti all'ingresso. Guardo il cielo. È stellato e ...una grande luna piena illumina la conca di Sant’Antimo.È un regalo per me! Intanto i monaci escono dalla chiesa e alla spicciolata rientrano in convento. Uno si attarda, è solo. Attraversa il prato, sta per rientrare, ma poi si gira e si ferma, lo sguardo rivolto alla luna. La sua figura, immobile ai piedi di un albero, con la tonaca bianca mossa dal vento, si staglia contro il nero della notte. Rimane così alcuni minuti, inconsapevole di essere osservato. Medita? Ammira? Prega? Ringrazia? Non dimenticherò mai questa immagine: la più bella che finora Sant’Antimo mi ha regalato.
Alle 22.30 i fari che illuminano l'abbazia si spengono.
18° domenica del tempo ordinario. Piove a dirotto. La luna della sera precedente sembra un sogno. L'abbazia è comunque gremita per la messa. Il rito, officiato da padre Emanuele, è concelebrato da quattro monaci. Ancora la magica solennità del canto gregoriano invade le navate della chiesa. È un canto che nasce in tempi remoti e porta il pensiero a mistiche atmosfere. Sono di nuovo preda di forti emozioni. Il Vangelo narra la parabola del giovane ricco. Attendo con ansia la predica di padre Emanuele." Lascia tutto e seguimi ". Padre Emanuele inizia da questa frase fondamentale e rivoluzionaria. Seguono considerazioni bellissime e terribili. Dio non ci vuole eroi, ci vuole santi. Non ci vuole perfetti, ci vuole determinati: determinati a seguirlo. Dio non ci vuole distratti, ci vuole in costante cammino verso di Lui. Padre Emanuele parla dall'altare e le sue parole sono la testimonianza della sua scelta. Una scelta possibile. L'unica scelta possibile? Lui è in cammino. Io so di essere come il giovane ricco. Non mi faccio illusioni, rimango una turista. Ma mi affascina l'idea del viaggio.
Oggi è il 27 ottobre 2000.
Domani torno a Sant’Antimo.
P.S. grazie e pregate anche per me.

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Pagina modificata il: Mercoledì, 1 febbraio 2006