i setti anni grassi

Dal 30 Gennaio al 6 Febbraio 2003, padre Stefano è stato invitato ad animare una “Scuola di Preghiera” (Schule des Gebetes) con circa 17 giovani tedeschi delle parrocchie di Achim (vicino a Bremen) e Hildesheim (a sud di Hannover). Sono stati cinque giorni splendidi, condivisi tra preghiera, appassionante catechesi, silenzio, liturgia, vita parrocchiale, momenti forti vissuti insieme. Ma quest’esperienza rientra in un percorso iniziato in occasione del Giubileo 2000 all’Abbazia di Sant’Antimo. Esperienza che ha profondamente segnato il parroco don Cristian Hennecke e che ha voluto raccontare nel suo ultimo libro “I sette anni grassi”, ossia una rilettura dei sette anni vissuti nella sua prima parrocchia di Achim. Proponiamo la lettura di alcuni brani significativi su come il giovane è aperto alla fede quando la proposta è forte e vissuta con coerenza:
“Quest’anno - Giubileo del 2000 - non siamo andati a Roma ma in Toscana, in una città a sud di Pisa, dove siamo stati accolti da una coppia di amici. Ogni giorno ci confrontavamo sulla Parola di Dio con Anna e Iuri (la coppia che ci ospitava)per meditare insieme. E poi concludevamo con la celebrazione della Santa Messa. Fu in questa occasione che Anna ci parlò per la prima volta di Padre Stefano che vive in una bellissima abbazia – Sant’Antimo – vicino a Montalcino. E disse: “Devi assolutamente andarci con i tuoi giovani, quest’uomo è una bomba!”. E’ ciò era vero. L’atmosfera del posto era di una bellezza del tutto particolare e il convento Medievale irradiava nel suo silenzio, la presenza di Dio, alla quale non era possibile resistere.
Appena accolti, ci siamo radunati sotto una quercia. Toccava ancora a me fare la traduzione simultanea dal tedesco all’italiano. Padre Stefano – che è di origine francese, e si chiama Etienne – è stato capace di dirci, in uno stile splendidamente chiaro, la sua scelta di vita cristiana. Parlava in modo immediato e con una tale franchezza, che delle volte avevo paura di tradurre letteralmente. Ma ero molto sorpreso di vedere che i miei giovani meravigliati di ciò che diceva, anche se non condividevano del tutto quello che diceva. Stefano, era una persona autentica: faceva intuire a questi ragazzi un ideale di cui non avevano mai sentito parlare. Infatti diceva a questi cristiani dilettanti di Achim (mia parrocchia da sette anni che sta a sud di Bremen): “come lo sgabello che serve a mungere le mucche se non ha tre gambe di legno, cade a terra, così non è possibile vivere una vera vita cristiana se non riposa su tre gambe. E queste tre gambe sono: la preghiera regolare, la vita sacramentale e il servizio per gli altri”. Finalmente avevamo incontrato una persona che dava una direzione e che, amando questi giovani, dava loro dei chiarimenti per il loro orientamento: ed era ciò che desideravano. Ci ha dato del materiale e un’opportunità per ripensarci sopra e confrontarci ancora.
Questo primo incontro con l’abbazia di Sant’Antimo è rimasto - sia per me che per i giovani - un momento particolarmente commovente. Per ciò che mi riguarda, è stato un’occasione stimolante per riflettere sull’andamento del mio lavoro con i giovani. Infatti aspiravo da molto tempo poter trovare il modo per provocarli sul tema della loro fede. Avevo incontrato sempre tante difficoltà perché, non osando andare contro il loro modo di pensare e non essendo Padre Stefano, mi mettevo al loro livello, dando - con cautela - alcune direzione. E poi aspettavo. Ma in occasione di quest’incontro, ho finalmente visto come un giovane poteva essere intensamente coinvolto. Ormai, Dio era divenuto per loro un tema importante. Se l’interresse della loro fede – almeno all’inizio – non era certamente l’Eucarestia della Domenica in parrocchia, tuttavia si poteva percepire gli inizi di una nuova spiritualità conveniente a loro. Insieme abbiamo imparato ad ascoltare Dio nei nostri cuori e a cercare quale fosse il suo progetto per noi.
Padre Stefano e la Comunità di Sant’Antimo, con la sua liturgia monastica, tutta cantata in gregoriano, ha profondamente affascinato questi ragazzi e mi ha fatto capire una cosa: i germogli delle fede hanno bisogno di una tradizione e di un orientamento chiaro per trovare una forma. Stefano ha semplicemente osato dare loro dei contenuti precisi e luminosi per vivere meglio la loro fede: e questo è stato uno stimolo nella loro ricerca. Infatti, questi ragazzi si differenziano dai loro genitori, i quali hanno dovuto prendere le distanze dal modello educativo dei loro stessi genitori, e ora non sono più capaci di dare uno stile alla loro vita – infatti, staccandosi dalla loro forma di vita ne hanno anche perso il contenuto – e di diventare esempi credibili. Invece questi giovani sono alla ricerca di testimoni credibili e di modelli da imitare per crescere nella loro fede cristiana. E questa ricerca, la fanno senza esitazioni, senza complessi, anche in un mondo veramente povero di fede e di stile di vita.
Allora avendo intuito quanto Padre Stefano e Sant’Antimo potevano essere un “occasione d’oro” per imparare a vivere meglio la fede cristiana e una vita più coerente, ho deciso di ritornare ancora a Sant’Antimo negli anni 2001/2002 con questo gruppo di giovani. Ogni volta ci fermavamo più giorni. Stefano è diventato il nostro amico. Ma soprattutto abbiamo imparato a pregare, a vivere il silenzio, a celebrare la Liturgia. Stefano ci ha provocati di nuovo nelle sue catechesi che erano per noi un insegnamento credibile.
Il nostro gruppo non cessava di crescere in numero e in qualità: ormai era un fatto evidente, la fede era condivisa tra di noi: diversi ragazzi cominciavano a leggere la Parole di Dio e progressivamente prendevano parte alla celebrazione della Messa domenicale. Non solo, alcuni si interrogavano seriamente sulla vocazione della loro vita.
Ma forse l’ultimo incontro è stato quello più significativo. Infatti prima di cambiare parrocchia, nell’estate 2002, sono ritornato a Roma e in Toscana con tredici giovani e due accompagnatori. E’ stata un’esperienza così forte d’unione con Cristo, di qualità nella convivenza, di interesse per gli incontri e di sincera condivisione della fede che non ho mai avuto la gioia di vivere prima una tale esperienza. Tutto questo – io lo so – è vera e pura grazia. Siamo rimasti quattro giorni all’Abbazia di Sant’Antimo. Io e questo gruppo di giovani non potremo mai dimenticare questa “scuola del Vangelo” che abbiamo vissuto insieme qui, con delle catechesi, il silenzio, la celebrazione della santa Messa, la vita condivisa facendo la cucina. In modo particolare, mi ricordo vivamente un incontro che abbiamo avuto tutti insieme alla fine di questo soggiorno: e le mie orecchie non potevano credere ciò che sentivano. Infatti ciò che avrei voluto dire sette anni prima - quando ho iniziato il mio servizio nella Parrocchia di Achim di Bremen - ma che non mi era possibile esprimere, adesso lo sentivo dalla bocca stessa dei miei giovani con i quali ero in viaggio. Ero veramente pieno di gratitudine.
Questa esperienza mi ha finalmente fatto capire che osare trasmettere e testimoniare la fede è una reale scommessa che richiede un pieno impegno. Questa testimonianza vuole tutta la tua forza, tutta la tua speranza. Più volte mi sono sentito attaccato alla croce, con l’impressione di non poter dare niente più. Infatti bisogna pagare per trasmettere la fede. E poi essa è grazia, perché è sempre Lui che risveglia la fede. È un’avventura un po’ pazza!

(Christian HENNECKE in “Sieben fette Jahre” - pagina 93-98)

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Pagina modificata il: Mercoledì, 1 febbraio 2006